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| Ogni uomo è un clandestino |
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Ogni uomo è un clandestino. La clandestinità ci appartiene strutturalmente, appartiene ad ogni persona in quanto costitutiva del suo stesso essere e della sua realtà; la clandestinità è un’esistenziale trascendentale, (per dirla tra Kant ed Heidegger), ci definisce in quanto soggetti singoli, un’apriori senza il quale non saremmo pienamente quello che siamo, a prescindere da quello che vorremmo o non vorremmo essere.‘Clandestino’, è parola di origine latina, composta dall’avverbio clam (segretamente, fatto di nascosto) e dal termine destino (fatum). Chi non ha un disegno, un progetto nascosto, segreto, una zona d’ombra che vorrebbe sottrarre agli sguardi curiosi degli altri? Siamo tutti clan-destini, e nello stesso tempo tutti destinati-segretamente, per uno scopo, un disegno, nascosto a noi stessi. I continui interrogativi su tutto che ciascuno si pone ne sono la riprova. Vivendo tutti questa stessa condizione esistenziale non è difficile guardarci l’un l’altro in modo compassionevole, perché nel clandestino che ci è vicino (amico, moglie, marito, figlio, collega, straniero, ospite) si riflette la nostra stessa condizione, la nostra immagine più o meno sbiadita.
Benedetto XVI ne parla in modo molto pratico nella sua ultima enciclica Caritas in Veritate, al n. 62, soffermandosi sulla drammaticità e sulla complessità del fenomeno delle emigrazioni nel momento presente, col suo carico di disagio e sofferenza per tanti. Il papa dice che oggi tale fenomeno è “di natura epocale e richiede una forte e lungimirante politica di cooperazione internazionale per essere adeguatamente affrontato. Tale politica va sviluppata a partire da una stretta collaborazione tra i Paesi da cui partono i migranti e i Paesi in cui arrivano; va accompagnata da adeguate normative internazionali in grado di armonizzare i diversi assetti legislativi, nella prospettiva di salvaguardare le esigenze e i diritti delle persone e delle famiglie emigrate e, al tempo stesso, quelli delle società di approdo degli stessi emigrati. Nessun Paese da solo può ritenersi in grado di far fronte ai problemi migratori del nostro tempo”. Pare, questa del Pontefice, una posizione ragionevole ed equilibrata che ogni persona di buon senso non può non condividere, una posizione che può illuminare soprattutto chi ha il potere e il dovere di prendere decisioni.
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Ogni uomo è un clandestino. La clandestinità ci appartiene strutturalmente, appartiene ad ogni persona in quanto costitutiva del suo stesso essere e della sua realtà; la clandestinità è un’esistenziale trascendentale, (per dirla tra Kant ed Heidegger), ci definisce in quanto soggetti singoli, un’apriori senza il quale non saremmo pienamente quello che siamo, a prescindere da quello che vorremmo o non vorremmo essere.
